Vi si ritrova in qualche modo lo stesso schema
di Montecatini: alto e basso, collina antica, terme di pianura.
Certo, in termini meno clamorosi, ma non privi di precisa identità.
Monsummano alto è uno splendido reperto archeologico, il segno
immediatamente parlante del perchè costruire sulla collina.
La difesa, il rifugio, la distanza? Anche.
Ma soprattutto la possibilità di concentrare, nell'occupazione comune
di un luogo, il massimo possibile di significati reali.
Da questo luogo alto ma accessibile si vede il mondo, il lontano e il vicino,
la pianura i monti i fiumi le altre colline; si comunica a distanza attraverso
le torri, si hanno definiti confini per la costruzione di una
comunità.
La città sulla collina non è isolata, emarginata. È
una città colta.
Per questo i suoi resti - le due porte, la torre, la chiesa di San Nicolao
e il sagrato, ciò che rimane delle attrezzature urbane comuni - sono
esempi di architettura che reggono il confronto della storia, e colpiscono
ancora il visitatore. Pur inabitabili come si ritrovano ora, dopo secoli
di abbandono, manifestano una forza segnaletica, sono la testimonianza di
un gusto, di una capacità politica e culturale eccezionali.
E c'è un'altra collina, verso est, che ha condiviso un tempo le sorti
di Monsummano Alto, Montevettolini, ed anzi è passata attraverso i
secoli quasi indenne, quando già Monsummano decadeva, concentrandosi
popolazioni, traffico e vita nella pianura, intorno a nuovi segni.
Chi sale a Montevettolini scopre come si ordinava lo spazio anche all'interno
delle mura della piccola città di collina.
Intorno alla piazza triangolare, fermata in alto dal portico della chiesa
di San Michele Arcangelo, in lieve discesa circondata da piccoli palazzi
ancora vissuti, si dipartono poche vie, contorte a seguire le costruzioni
contigue e appoggiate le une alle altre, inglobando anche la villa costruita
dai Medici nel secolo XVI, circondata a sua volta da spazi verdi, parco,
orti e giardini. La concentrazione dello sguardo percepita a Monsummano si
rivela qui anche concentrazione di rapporti umani. La città è
una comunità viva.
Le Terme. Esse sono un fatto di pianura.
In realtà Monsummano Basso nasce ai primi del seicento intorno ad
un altro segno significativo: prima un'immagine sacra, poi una chiesa leggera,
limpida ed elegante col portico dipinto che la circonda da tre parti: è
il luogo di una presenza miracolosa, e dello sgorgare di acque buone dinnanzi
agli occhi di fanciulle devote.
Ma questo segno diventa il cerchio di un passaggio ormai cresciuto sulla
via Clodia, per devozione ma anche per traffici, tutto un via vai nella valle
che rinasce e pian piano si libera delle acque insalubri, paludose.
Alla metà dell'ottocento si completa il 'miracolo delle acque': si
scoprono due grotte, intorno a cui si organizza un'attività termale,
veri e propri stabilimenti della salute.
Dal profondo della terra sgorga l'acqua a temperatura elevata, e giunge alla
superficie a dichiarare la bellezza e il valore di un'altra dimensione.
Monsummano è ormai a mezzo tra l'antico e il nuovo profondo. Intorno
a questa centralità un grande fervore di opere, di attività
artigianali e industriali (le calzature): un'altra concentrazione ancora,
quella della attiva vita di scambio e di aperta relazione