Sui confini delle tre province del nord della
Toscana - Firenze, Lucca, Pistoia - e parte centrale di quest'ultima si distende
a semicerchio, disegnata soprattutto dalle colline antiche che le fanno quasi
da corona, una limpida e ariosa valle, la Valdinievole. Ora ariosa e limpida,
ma non sempre tale nella sua lunga storia.
Valle delle nebbie?
Valle delle nuvole?
Certo una valle attorno ad un fiume, la Nievole, ed ai suoi affluenti, in
qualche modo responsabili, per lungo tempo, del clima non certo salubre di
un luogo acquitrinoso e tormentato dal non giusto equilibrio tra acqua e
terra.
Parlando di giustizia si è introdotto un concetto che riguarda l'operare
umano piuttosto che la natura.
Infatti le acque della valle erano conosciute, fin dall'antichità,
come fonti di salute, acque termali.
Ma una lunga parentesi di trascuratezza e, dagli anni finali del Medioevo,
soprattutto per la gestione dei Medici signori di Firenze che consideravano
il luogo una grande riserva di pesca e di proprietà privilegiata,la
costruzione di chiuse e di grandi argini al deflusso delle acque avevano
trasformato un tesoro in maledizione, un vero e proprio anticipo storico
di quella condizione di inquinamento che oggi lamentiamo per tanta parte
del territorio abitato.
La fine del Settecento è la data magnifica della trasformazione: un
principe illuminato, Pietro Leopoldo Asburgo-Lorena, riprogetta con lucida
chiarezza, con saggezza amministrativa con oculata lungimiranza politico-sociale,
vaste zone del territorio toscano, e in particolare della valle della
Nievole.
Abbattimento degli argini, purificazione delle acque, vendita dei possedimenti
principeschi, restituzione di potere alle comunità. Sono le condizioni
di una ripresa, fisica e sociale.
Si restituiscono le terme, si scoprono nuove fonti - a Montecatini, a Monsummano
- inizia la grande stagione della distesa, elegante, rasserenante vacanza
di salute.
In realtà, la storia così tratteggiata è parziale.
Il viaggiatore che oggi attraversa la valle ritrova i segni antichi di un'altra
civiltà, sviluppatasi sulla cima delle colline, di gloriosa memoria
medievale.
Appunto, soprattutto quando le acque non controllate o, peggio, controllate
in modo scorretto, spadroneggiano nella piana, piccoli borghi-castelli si
ordinano come luoghi di aggregazione, di rifugio, ma anche e soprattutto
di invenzione culturale e civile.
Larciano, Montevettolini, Monsummano Alto, Montecatini Alto, Massa e Cozzile,
Buggiano, Colle, Uzzano.
Ai piedi di questa corona, quasi a chiusura occidentale, marchio centale
pure di nuovo impensato percorso, Pescia, la capitale di raffinata attività
artigianale, la base delle due valli montane costellate di piccoli
paesi-castelli, e infine, sua splendida frazione, Collodi.
Completiamo la geografia: una villa sei-settecentesca ad oriente, a Spicchio
di Lamporecchio, una ad occidente, Bellavista nel buggianese.
Tre comuni di pianura, più o meno recenti e dovuti al respiro acquisito
dalla valle dopo le riforme: Chiesina Uzzanese, Ponte Buggianese, Pieve a
Nievole che unisce Monsummano a Montecatini.
Poniamoci dunque nella prospettiva del viaggiatore: la sua occasione di visita
partirà da Montecatini o da Monsummano, per ragioni termali; o da
Pescia, per i grandi mercati del fiore.
Al di là di questi tre centri potrà percorrere la valle da
est ad ovest, su e giù per le colline, alla ricerca dei luoghi antichi;
e in questa ricerca li accompagneremo.